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Marino Marini - Cavallo

Bronzo cesellato, 1952 /47x45x15,3 cm


TESTO CRITICO DELL'OPERA


Soggetto caro al pittore pistoiese, che attraversa la sua produzione in moltissime varianti, il cavallo è animale caro all’uomo e ad esso intrinsecamente collegato: seppur qui assente, il cavaliere è un archetipo fondamentale dell’immaginario di questo artista. Scultore legato alla tradizione ottocentesca, Marino Marini porta avanti una ricerca figurativa peculiare in cui soggetti classici come cavalieri, nudi e Pomone sono letti ed elaborati attraverso una concezione formale astraente; egli ricerca forme pure, senza fare (per sua stessa dichiarazione) una differenza troppo netta tra figurativo ed astratto. Nel contesto di questa mostra dedicata alle raffigurazioni del corpo, è affascinante citare un parere espresso da Marco Meneguzzo sul tema del cavallo: “si potrebbe dire che i cavalli di Marino appartengano anch’essi all’umano, perché non rappresentano che la natura, il cosmo altro da sé con cui l’uomo si misura e convive”. (Marco Tarsetti)


BIOGRAFIA


Nasce a Pistoia il 27 febbraio 1901. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze, mentre nel 1919 compie un viaggio a Parigi, dove viene a contatto con le tendenze più innovative del mondo dell’arte. Influenzato inizialmente dalla scultura di fine Ottocento, si rivolge ad un recupero dell’antico letto in chiave arcaizzante ma al contempo straordinariamente espressiva e contemporanea, libera e insieme nutrita di riferimenti alla statuaria antica. I suoi ritratti sono sempre bilanciati tra studio delle fisionomie e astrazione formale; le sue figure umane (Nudi, Pomone, Giocolieri) risultano invece forme più solide e chiuse, mentre percepiamo un vitalismo più accentuato nei gruppi di Cavallo e cavaliere, dove le figure si uniscono in simbiosi. Nel 1929 si trasferisce a Milano, chiamato da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la Scuola d’Arte di Villa Reale di Monza. Nel 1943 si trasferisce in Canton Ticino: sono anni molto importanti poiché in Svizzera conosce e frequenta grandi maestri contemporanei (primo fra tutti Giacometti). Nel 1947, un anno dopo il suo rientro in Italia, partecipa alla Biennale di Venezia e, in questa occasione, stringe amicizia con Henry Moore; nello stesso periodo incontra un mercante d’arte che organizzerà una serie di esposizioni che lo faranno conoscere nel mondo. Muore a Viareggio il 6 agosto 1980.