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Giacomo Manzù - Tebe distesa nell’ovale

Bronzo, 1985 /160x155x60 cm


TESTO CRITICO DELL'OPERA


Tema caro e più volte replicato in Manzù, che era solito elaborare variandoli i suoi soggetti (ritratti, ballerine, il pittore con la modella, la moglie Inge, nudi, figure sedute o che cadono da una sedia, soprattutto i celebri Cardinali che esegue in centinaia di esemplari), Tebe, sua modella dal nome classicheggiante, è qui ritratta dormiente all’interno di una forma pura che l’avvolge. Manzù legge ed elabora temi classici e visioni “mediterranee” all’interno di una concezione della figurazione che da schemi più arcaici va verso una grande morbidezza plastica sempre rivolta ad una estrema pulizia delle superfici, vibranti nella loro lucentezza. In figure come questa Tebe ben emerge la sua ricerca di semplificazione di volumi e superfici unita all’indagine sull’uomo l’anima e la sua vita interiore, assieme ad una certa sensualità. Intorno alla figura femminile – e alla sua corporeità – ruota nell’opera di Manzù tutto il mondo degli affetti, delle emozioni più intime, esistenziali e profonde vissute dall’artista. (Marco Tarsetti)


BIOGRAFIA


Nasce a Bergamo il 22 dicembre 1908. Si avvicina all’arte precocemente, compiendo la sua formazione tra 1920 e 1926 presso un intagliatore di legno; è a Verona però, dove svolge il servizio militare, che si avvicina all’arte. Nel 1929 va a Parigi, poi nel 1930 si stabilisce a Milano dove è in contatto con Aligi Sassu e Renato Birolli; nel 1931 gli viene commissionata la decorazione della cappella dell’Università Cattolica di Milano. Inizialmente legato a un certo primitivismo, con gli anni si libera di schemi arcaici a favore di una lettura plastica pulita, fatta di volumi semplici e superfici morbide e delicate, che rielaborano modernamente temi e figurazioni antiche, sacre e “mediterranee”. Nel 1938 realizza il primo Cardinale: primo di una serie iconografica che Manzù continuerà per tutta la sua carriera, realizzandone centinaia di versione. Artista di profonda religiosità laica, realizza a partire dal 1939 una serie di opere su temi religiosi (Deposizioni, Crocifissioni) pensate e realizzate come reazione emotiva alla violenza della guerra; queste opere saranno raccolte da Manzù stesso sotto il titolo generale di Cristo nella nostra umanità. Dal 1952 al 1964 lavorerà alla Porta della Morte per San Pietro a Roma. In Manzù, oltre alla presenza di soggetti tradizionali riletti ed elaborati nel suo personale stile, è fondamentale e frequente la riflessione sul tema della morte, che avrà un importante momento figurativo nella realizzazione del Monumento al partigiano di Bergamo. Muore ad Ardea, vicino Roma, il 17 gennaio 1991.