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Lucio Fontana - Testa di donna

Ceramica policroma, 1950 /17,5x12,5x8,8 cm


TESTO CRITICO DELL'OPERA


L’opera di Lucio Fontana è conosciuta soprattutto per la sperimentazione antinaturalistica e astratta ma la piccola scultura in ceramica di testa di donna è un esempio di come esista un dialogo sempre aperto tra iconico e aniconico. I movimenti taglienti creati dai colpi di spatola sotto la pelle e tra i capelli della figura femminile fanno da cornice ai tratti del viso appena accennati i quali trasudano pur nella loro staticità una ricchezza di sentimenti. La ceramica, materiale molto caro a Fontana, prende le sembianze di una donna nella sua complessità, spigolosità, ricchezza emotiva e delicatezza. I colori tenui quasi impalpabili macchiano la superfice smaltata e enfatizzano la plasticità sfuggente della scultura. (Annaclara Di Biase)


BIOGRAFIA


Lucio Fontana nacque a Rosario di Santa Fè (Argentina) il 19 febbraio 1899 da genitori italiani e morì nel 1968 a Comabbio, un paese in provincia di Varese. La sua attività artistica inizia nel 1921, lavorando nell'officina di scultura del padre Luigi Fontana. A diciott'anni, nel 1917, interrompe gli studi e parte per il fronte come volontario, ma viene presto ferito e rimandato a casa con la medaglia al valor militare. Nel 1928 Lucio Fontana si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove segue i corsi di Adolfo Wildt fino al diploma. L’artista inizia ad essere stimato dai maggiori critici d’arte italiani e partecipa alla Triennale di Milano, alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma ed espone più volte alla Galleria del Milione. Ad Albissola Lucio Fontana si dedica alla ceramica, proseguendo in Francia alla Manifattura di Sèvres nella creazione di piccole sculture che espone a Parigi. Nell'aprile del 1947 a Milano, l’artista fonda il "Movimento spaziale" e, con altri artisti e intellettuali, pubblica il "Primo Manifesto dello Spazialismo". Negli anni '50 continua a lavorare intensamente al ciclo dei "Buchi", ma utilizza anche vetri, avviando il ciclo delle "Pietre" e spingendosi avanti nella sperimentazione, Fontana, oltre a forare le tele, vi applica colore, inchiostri, pastelli, collages, lustrini e frammenti di vetro. Nel 1957, in una serie di opere in carta telata, oltre ai buchi ed ai graffiti, appaiono i primi "Tagli". Fontana collabora con l'architetto Carlo Scarpa nella progettazione e realizzazione della propria Sala Bianca alla Biennale di Venezia del 1966, dove, con le sue tele bianche segnate da un solo taglio verticale, vince il primo premio per la pittura. All'inizio del 1968 lo scultore, a causa delle cattive condizione di salute, restaura la vecchia casa di famiglia a Comabbio, Varese, dove si ritira, continuando a lavorare agli "Olii", ai "Buchi" e soprattutto ai "Tagli". Lucio Fontana muore a Varese il 7 settembre 1968 lasciando le sue opere in collezioni permanenti di più di cento musei di tutto il mondo.