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Fausto Melotti - La disputa dei sette savi di Atene

Pietra di Viggiù, 1960 – 1962 /230x56x30 cm


TESTO CRITICO DELL'OPERA


Gruppo scultoreo con una travagliatissima storia alle spalle: inizialmente composto di dodici figure poi rimaste in sette, ricontestualizzato da Melotti che decise di non reintegrare i mancanti, realizzato in seconda versione per il Liceo Carducci di Milano e li criticato e vandalizzato, dimenticato a lungo, restaurato nel 2013. Melotti qui mette in atto una variazione sul tema di tipo musicale (disciplina che tanto influenza la sua scultura); nel suo complesso il gruppo è di grande impatto, mirando a rendere la compostezza e la sacralità quasi di chi dedica la sua vita alla conoscenza: le sculture hanno l’aspetto e la presenza silenziosa e mistica di un idolo antico. In Melotti comunque ritroviamo sempre un rigore astratto delle forme basato su una ricerca di rapporti armonici (aspetto nel quale è ovviamente fondamentale l’apporto sopra citato della musica) che mai mortifica il suo slancio lirico, sempre in bilico tra forme più allusive e simboliche da un lato e invenzioni più strettamente ritmiche e formali dall’altro. (Marco Tarsetti)


BIOGRAFIA


Nasce a Rovereto l’8 giugno 1901. Laureatosi in ingegneria elettrotecnica, si diploma anche in pianoforte, per intraprendere infine lo studio della scultura dapprima con Pietro Canonica a Torino, poi iscrivendosi nel 1928 all’Accademia di Brera, dove è allievo di Adolfo Wildt. Come l’amico Lucio Fontana, anche lui parte dalla figurazione per poi approdare ai principi dell’astrattismo; la sua ricerca rigorosa, basata sulla creazione di rapporti armonici di influenza musicale (la musica, per sua stessa dichiarazione, esercita una profonda influenza nell’opera di Melotti), non soffoca mai il profondo lirismo delle sue sculture. Dal 1931 realizza la serie dei Teatrini, opere polimateriche. Nel dopoguerra si dedica intensamente anche alla ceramica, e fu pure scrittore e poeta. Nel 1935 aderisce al movimento Abstraction-Création; nello stesso anno partecipa insieme agli astrattisti milanesi alla prima mostra collettiva di arte aniconica nello studio di Casorati e Paolucci a Torino, ed espone anche alla Galleria Il Milione a Milano. Nel dopoguerra, la qualità raggiunta dalla sua ricerca viene riconosciuta da numerosi premi: fra questi, il Gran Premio della Triennale nel 1951. Da qui inizia ad esporre in una serie di mostre in Italia e all’estero che lo porteranno presto al successo. Nella vasta produzione di Melotti troviamo sempre una doppia ma bilanciata tensione tra la forma allusiva e simbolica da un lato e l’invenzione ritmica e strutturale dall’altro. Muore a Milano il 22 giugno 1986.