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Novello Finotti - Studio per Il grande cobra 2

Bronzo, 2003 /57x37x62 cm


TESTO CRITICO DELL'OPERA


Il grande cobra di Novello Finotti è una scultura in bilico, come sono del resto le esistenze. L’opera che è qui presente anche nel suo bozzetto originale, esprime uno dei fulcri della poetica di Finotti, in cui l’elemento umano si mescola col sogno e con uno zoomorfismo intellettuale che declina il senso stretto dell’esistenza verso l’animalità. Finotti esce dalla grande lezione scultorea di Ipousteguy, da cui trae molti soggetti e la sapienza del lavoro, quasi la pelle debba far sentire lo scorrere del sangue fin dentro ai più piccoli capillari. Non vi è mai la conclamazione di un dramma (finanche dal punto di vista intellettuale) che ancora sottende Bodini e Vangi, preferendo l’ironia. Proprio l’arguzia, il piccolo inganno, l’attenzione per l’immagine in sé, spinge Finotti a creare delle opere che scivolano nell’irreale, nel divertito regno del plausibile più che del certo, rendendo la figura una sorta di serpente teso e pronto ad attaccare, o attaccarsi, perché alla fine è sempre il sé che prevale. (Flavio Arensi)


BIOGRAFIA


Novello Finotti nasce a Verona nel 1939. Frequenta l’Accademia di Belle Arti Cignaroli e inizia ad esporre grazie al "I Premio" acquisito alla mostra "Arte Sacra" ad Assisi. Presenta la sua prima personale presso la Sala dei Giovani del Palazzo della Permanente di Milano nel 1961 e presso la Armony Gallery di New York nel 1964. Nel 1977 è nuovamente negli Stati Uniti con una personale alla Jolas Jackson Gallery. Nel 1984 viene invitato con una sala personale alla XLI Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Nel 1986 espone con una mostra antologica a palazzo Te di Mantova. Nel 1988-89 partecipa in Giappone, con un gruppo di opere in marmo, alla grande mostra itinerante “ La Scultura Italiana del XX Secolo” ( The Museum of Fine Arts di Gifu, Art Museum di Niigata City, The Fukuyama Museum of Art). Significative sono le commissioni pubbliche realizzate dall'artista, tra cui: "Monumento a Biagio Marin", Grado, GO (1990); facciata ("tre portali e 18 ritratti dei committenti virtuali e quattro gruppi lapidei"), Basilica di Santa Giustina, Padova (1998-2001); "decoro", Altare di Papa Giovanni XXIII, Basilica di San Pietro, Vaticano (2001); "S. Maria Soledad" (5,40 m.), nicchia esterna, Basilica di San Pietro, Vaticano (2002). Dal 2002 al 2005 ricordiamo le mostre personali di Malcesine (VR), Galleria Forni Milano, Sant’Anna di Stazzema (LU), Abbazia di Rosazzo, Manzano (UD). Vive e lavora a Sommacampagna (VR) e a Pietrasanta (LU).