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Luciano Minguzzi - Acrobata

Bronzo, 1959 /144x70x70 cm


TESTO CRITICO DELL'OPERA


La scultura di Minguzzi è ispirata dagli scultori fiorentini e bolognesi del primo Rinascimento ma influisce su di lui soprattutto l’opera di artisti moderni come Arturo Martini, Marino Marini e Giacomo Manzù. L’opera di Minguzzi si rivela indipendente nella forza del modellato, nella concretezza tematica e nell’espressività. Tra la fine degli anni Trenta e la prima metà degli anni Cinquanta si dedica a soggetti spensierati come figure di ragazzi, donne, giocolieri, saltimbanchi e acrobati di cui l’opera in mostra è un esempio. La plasticità del corpo umano in movimento, la solidità scultorea e il vigore espressivo sono i protagonisti dell’opera di Minguzzi che risponde perfettamente al profilo dell’artista auspicato da Agostino Carracci il quale sosteneva che “gli artisti devono soprattutto operare con le mani”. Nella scultura dell’autore si possono ancora percepire i passaggi per realizzare l’opera quali l’abbozzo in creta il passaggio al calco in gesso, a quello in cera e, infine, alla fusione in bronzo in fonderia. La forza plastica della scultura di Minguzzi rappresenta in modo esemplare i caratteri del bene e del male in un racconto dove si intrecciano storia e leggenda. Dopo il 1965 i soggetti delle sue sculture hanno perso la gioiosa leggerezza giovanile per far posto a palesi riferimenti a campi di concentramento, camere a gas e, più in generale, all’esperienza della seconda guerra mondiale. (Annaclara Di Biase)


BIOGRAFIA


Luciano Minguzzi nasce a Bologna il 24 maggio 1911 e trascorre la sua giovinezza nel rione della Crocetta dove il padre Armando, scultore anch'egli, ha lo studio in via Valdonica. Dopo le scuole tecniche, Minguzzi si impiega in una società per il commercio del ferro ma, sicuro di voler seguire le proprie inclinazioni artistiche manifestate sin dalla fanciullezza, nel 1931 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Bologna dove segue i corsi di incisione tenuti da Giorgio Morandi e quelli di scultura sotto la guida di Ercole Drei. Negli stessi anni frequenta anche le lezioni di storia dell'arte tenute da Roberto Longhi presso l'Ateneo di Bologna. Nel 1934, ancora studente all'Accademia di Belle Arti, vince una borsa di studio che gli permette di soggiornare a Parigi e al rientro dalla capitale francese viene invitato ad esporre alla XIX Biennale di Venezia. Nel 1937 gli viene affidata la cattedra di scultura alla Scuola d'Arte "P. Selvatico" di Padova, dove insegna due anni, per poi trasferirsi alla scuola di disegno per operai di Reggio Emilia. Nel 1951, trasferitosi a Milano per insegnare scultura al Liceo Artistico, vince il concorso per la V Porta del Duomo di Milano. Nel 1955 Minguzzi entra a far parte degli scultori della Galleria del Milione diretta da Gino Ghiringhelli, dove lo stesso anno tiene un'ampia personale che ripeterà nel 1958 e nel 1965. Sempre nel 1955 è presente alla rassegna "The New decade" al Museo d'Arte Moderna di New York e alla mostra en plein air nel Parco Middelheim ad Anversa, dove esporrà di nuovo nel 1959, nel 1961 e nel 1973. Nel 1956 espone alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia, al Museo Rodin di Parigi e alla Catherine Viviano Gallery di New York. Lo stesso anno gli viene assegnata la cattedra di scultura all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove insegnerà fino al 1975. Tiene mostre personali alla Galleria dell'Accademia di Venezia (1966), alla Galleria de' Foscherari di Bologna (1967), alla Galleria Cortina di Milano (1969) e al Museo civico di Bologna nella rassegna "Artisti di Cronache" (1970). Nel 1970 riceve l'incarico per la realizzazione della Porta del bene e del male per la basilica di San Pietro in Vaticano, un'opera a cui Minguzzi lavorerà per sette anni. Tra le rassegne nazionali e internazionale a cui ha preso parte negli ultimi anni vanno ricordate: "Ipotesi per un museo" nel parco della Versdiana a Marina di Pietrasanta (1987), "Scultura italiana del XX secolo" in numerosi musei del Giappone (1988/89), "Scultura italiana a Oslo", Norvegia (1989), "Scultura a Milano 1945 - 1990" al Palazzo della Permanente di Milano (1990), al Staditische Kunstalle di Mannheim (1991), alla Kunstalle di Darmstadt (1991) e al Centro Saint Benin di Aosta "Un itinerario sul filo della scultura". Nel 1992 il Comune di Milano gli dedica una grande mostra antologica nelle Sale Viscontee del Castello Sforzesco. Luciano Minguzzi muore a Milano nel 2004.